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venerdì 22 luglio 2016

Progettare stand tra Utopie e Tecnicismo

Prima di finire gli studi mi è capitata la fortuna di lavorare con un gruppo con cui esponevamo in diverse mostre in tutta Italia. Il lavoro con questo gruppo ha portato a grandi soddisfazioni tra cui una mostra al Peggy Guggenheim di Venezia.
Terminare architettura con a curriculum diverse esposizioni mi dava molte speranze per il futuro.

Poi ho cominciato a lavorare, prima in uno studio di architettura come disegnatore Cad, poi in una azienda che faceva arredi (sempre come disegnatore) ed infine in una delle più grosse aziende di allestimenti fieristici in Italia come Project manager, gestendo i lavori e facendo preventivi.
Insomma, di progetti ben pochi, se non come coordinatore ma tanta gavetta ed esperienza pratica.

In tutti questi anni i progetti li vedevo arrivare e dovevo fare in modo che venissero costruiti risolvendo i problemi tecnici e calcolandone il valore.
Come spettatore ho sempre osservato i lavori di altri e mi sono accorto che generalmente si dividono in due macro categorie:
- Progetti con poca creatività ma grande senso pratico
- Progetti molto creativi ma irrealizzabili o realizzabili con costi molto alti.

Devo innanzitutto premettere che la progettazione fieristica può permettersi di esprimere il massimo della creatività in quanto non deve durare nel tempo (come la progettazione architettonica) ma deve stupire ed esprimere concetti a colpo d'occhio. Il tutto si esaurisce nell'attimo in cui il visitatore arriva nello stand, la comunicazione avviene in un istante e poi esaurisce.
Per questo motivo, devo ammettere, progettare stand è davvero esaltante!

Ora però torniamo all'analisi dei progetti: Pratici o creativi?
Questo è il problema!

Avendo passato anni dall'altra parte della barricata, cercando di trovare la soluzione per realizzare progetti irrealizzabili so che cosa vuole dire trovarsi davanti il progettista "artista" di turno che ti dice questo è il mio progetto, ora pensaci tu, e so anche che spesso un atteggiamento del genere si traduce in una serie di distorsioni del progetto che spesso ne vanificano l'idea creativa.
Dall'altra parte, ora che progetto, so anche che i clienti vengono da me perché si aspettano qualcosa di diverso dal progetto che gli può fare l'allestitore che non va certo a complicarsi la vita!

La progettazione degli stand per essere all'altezza del ruolo richiesto dai clienti deve essere una continua ricerca tra i materiali (sempre nuovi ) diversi utilizzi e le tecniche di costruzione.
Spesso la soluzione per il progetto di uno stand si gioca tutto nella trovata che unisca soluzione tecnica di facile realizzazione ed impatto scenico.


Continua ricerca, analisi di nuovi materiali, studi illuminotecnici e buona conoscenza delle tecniche costruttive sono le armi in mano ad un progettista di stand.

Per ora chiudiamo qui l'argomento anche se la mia speranza è che questo articolo possa essere oggetto di accese discussioni.
Attendo vostri commenti, critiche e suggerimenti!

Per approfondire questi ed altri argomenti nell'ambito delle fiere vienimi a trovarci su: www.studioallestimenti.blogspot.it

a presto!
Arch. Matteo Calvi

www.standallestimenti.it

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